La cioccolata ai tempi dei Maya

Con l’arrivo dei primi freddi, chi non sente la voglia di una bella tazza di cioccolata fumante, da gustare al caldo sotto la copertina? La cioccolata viene spesso associata all’inverno, con la sua aria fredda e pungente che fa venire voglia di riscaldarsi con una coccola bollente: fondente, al latte, o aromatizzata, crea l’atmosfera che più ci parla di stagioni fredde.
Stasera vogliamo parlarvi di cioccolata, quindi, ma cambiando completamente ambientazione, colore, e calore: per raccontarvi questa storia, andremo a trovare i Maya nelle calde terre messicane, per vedere come veniva preparata la cioccolata dai primi popoli a scoprire, perfezionare e testimoniare l’effetto e la preparazione della bevanda più buona del mondo.

Presso i Maya e le altre civiltà mesoamericane, infatti, la cioccolata era una bevanda pregiatissima, di solito riservata alla nobiltà e agli anziani. Il consumo della cioccolata in queste civiltà è antichissimo: si pensi che una giara di argilla scoperta in Guatemala, datata prima del 500 d.C., presenta al suo interno residui di cacao e un’iscrizione all’esterno che compongono la parola kakawa (la radice della parola “cacao”). E sempre un vaso maya di qualche secolo più tardi racconta quella che potrebbe essere il più antico metodo di preparazione della cioccolata: raffigura una donna intenta a versare la bevanda da una giara più grande a una più piccola, isolando la schiuma formata dalla preparazione, considerata una vera prelibatezza. Una delle prime descrizioni complete del modo di preparazione della cioccolata ci viene fornito dai primi esploratori spagnoli attivi nella zona: sembra che i semi di cacao essiccati al sole venissero prima fatti fermentare, poi frantumati, tostati, e aggiustati di vaniglia, pepe o altre spezie, insieme a un preparato di farina di granturco. Ne risultava una pasta che veniva lasciata raffreddare e indurirsi, per poi essere di nuovo frantumata, mescolata ad acqua calda agitata con forza tramite cucchiai in guscio di tartaruga. Il preparato veniva travasato da un recipiente a un altro fino a formare la famosa schiuma, che veniva bevuta “tenendo la bocca spalancata per consentire alla schiuma di adagiarsi e scendere pian piano”, secondo le cronache di un ignoto esploratore al seguito di Cortés. Una nota leggenda vuole che l’imperatore Montezuma consumasse cinquanta tazze di cioccolata ogni giorno, un numero sicuramente esagerato dagli spagnoli, ma che doveva essere comunque elevato: le civiltà mesoamericane, dunque, non assegnavano alle stagioni fredde la prerogativa sul consumo di cioccolata!

Ma non è solo in questo che la storia dell’antica cioccolata ci sorprende: pare, infatti, che l’uso di bere la cioccolata calda sia entrato in uso solo successivamente. Infatti, cronache inglesi raccontano di un modo di bere la cioccolata…fredda! Thomas Gage, nel XVII secolo, scrisse:

“C’è un altro modo di bere la cioccolata, cioè fredda, e gli indiani la prendono per rinfrescarsi durante le feste. La preparano così: dopo aver disciolto […] la cioccolata nell’acqua fredda […], raccolgono la schiuma, che si forma copiosa […] e la mettono da parte in una ciotola. Poi aggiungono lo zucchero nel liquido donde avevano tratto la schiuma, lo riversano su questa e lo bevono, freddo.”

Come sempre con le fonti molto antiche, non c’è una vera certezza sulla maniera in voga presso i Maya di preparare la cioccolata. Ma la storia di questo alimento millenario, passato dall’America all’Europa e poi diffusosi in tutto il mondo, è affascinante da conoscere per gli appassionati del genere. Anche noi di Tè e Cardamomo siamo curiosi e attenti alla storia dei prodotti che vendiamo, e ve la vogliamo raccontare a parole nostre, per rendere la vostra esperienza d’acquisto un vero e proprio viaggio nella storia degli aromi. La protagonista di oggi è stata la cioccolata, e molte altre cose si potrebbero raccontare su questo alimento eccezionale: oggi abbiamo scelto di affascinarvi così.

A presto con nuove storie!

Tè e Cardamomo